venerdì 1 maggio 2015

GIUNTA COMUNE DI MILANO-FOCUS QUALITA'

La Giunta, organo di governo del Comune, è presieduta dal Sindaco ed è composta da un numero di assessori variabile in relazione alla popolazione del Comune; nei comuni con popolazione maggiore di 1.000.000 di abitanti non possono essere più di 16, come a Milano.
La Giunta collabora con il Sindaco nell'amministrazione del Comune e nell'attuazione degli indirizzi generali e politico – amministrativi del Consiglio, nei confronti del quale svolge attività propositiva e di impulso. Svolge una funzione di indirizzo, vigilanza e controllo politico amministrativo, non rientrando tra le sue competenze la funzione gestionale (salvo casi eccezionali di delega effettuata dal Sindaco nell'ambito delle sue competenze).
A norma dello Statuto del Comune di Milano, il Sindaco, in riferimento agli obiettivi e ai risultati complessivi cui è tesa l'azione amministrativa e secondo criteri dallo stesso disposti, conferisce agli Assessori gli incarichi in attuazione del principio della responsabilità politica. Si precisa che il modello organizzativo del Comune è stato definito indipendentemente dalle deleghe attribuite dal Sindaco agli Assessori. Si tende cioè a realizzare un'organizzazione che possa adattarsi a qualunque riparto di deleghe politiche nel rispetto degli interessi superiori del cittadino. Gli assessori svolgono unicamente un ruolo di indirizzo, vigilanza e controllo politico amministrativo.

GLI ASSESSORI. IL GIUDIZIO IL DEGLI UTENTI SULLA QUALITÀ  DEI SERVIZI   AI CITTADINI 


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La Voce degli Anziani : GIUNTA COMUNE DI MILANO-FOCUS QUALITA': La Giunta, organo di governo del Comune, è presieduta dal Sindaco ed è composta da un numero di assessori variabile in relazione alla pop...

mercoledì 22 aprile 2015

Un bambino a settimana muore per soffocamento. Per salvarlo basterebbe poco

Ogni anno in Italia più di 50 bambini, uno a settimana, perdono la vita per soffocamento causato dall'ostruzione delle vie aeree, soprattutto nella fascia 12-36 mesi. Muoiono perché chi gli è accanto in quel momento non sa come intervenire. Da qui l'importanza di diffondere la conoscenza delle procedure di disostruzione delle vie aeree. Per questo nel corso di una conferenza stampa a Roma il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha annunciato l'istituzione della "Giornata nazionale sulle manovre di disostruzione pediatrica" che si celebrerà il 23 aprile, in collaborazione con l'associazione "Trenta ore per la vita onlus
L'immediata e corretta esecuzione delle manovre per liberare le vie aeree da cibo o corpi estranei, da parte di genitori, operatori scolastici o anche semplici cittadini, infatti, può risultare determinante nel salvare la vita alle vittime di questi incidenti.
L'iniziativa si svilupperà in un evento gratuito dalle ore 19 alle 21 presso la Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica di Roma (ingresso gratuito previa registrazione sul sito trentaore.org) ed è rivolta a tutta la popolazione e in particolare alle mamme, papà, nonni, educatori, tate e a tutti coloro che hanno a cuore la vita dei bambini.
L'obiettivo è discutere, confrontarsi, proporre, imparare e divulgare, anche con le dimsotrazioni pratiche, la cultura del primo soccorso pediatrico, promuovendo la consapevolezza che tutti possono fare la differenza attraverso la conoscenza di poche e semplici manovre anti-soffocamento.
Intanto sul sito del Ministero della Salute è possibile apprendere gli accorgimenti principali da mettere in atto per proteggere i propri bambini e gli oggetti e gli alimenti da tenere alla larga dei bambini al d sotto dei quattro anni.
Sicurezza in casa: ecco le 10 regole da seguire
1. Inizia a pensare con la mente imprevedibile di un bambino: tuo figlio, e rendi più sicura la casa dove vivi.
2. Controlla che in cucina, sotto al lavello, non ci siano le pasticche per la lavastoviglie (sono caustici non detersivi e sono pericolosissimi), e similari.
3. In salone controlla che caramelle, pistacchi, nocciole, taralli non siano sul tavolo basso, o alla portata di bambino.
4. I telecomandi è meglio tenerli in alto e fuori dalla portata dei bambini: a volte cadendo escono le pile al litio che sono pericolosissime.
5. Applica ai cassetti bassi le molle di sicurezza anti-apertura bimbo, soprattutto se al loro interno si trovano bottoni, spilli e aghi con filo.
6. In camera da letto ricorda di liberare i comodini da tutti quegli oggetti che possono essere pericolosi per i bambini, come ad esempio i farmaci.
7. Non lasciare mai a portata dei bambini borse con portamonete con 50 centesimi, 1 euro, 2 euro e spicci vari.
8. Attenzione al ripostiglio degli attrezzi, dove si trovano cacciaviti, viti, bulloni, colle, topicidi. Ricorda di chiudere sempre a chiave i ripostigli.
9. Ricorda di tenere chiuse le finestre o proteggere i balconi con le ringhiere troppo larghe. Un bambino piccolo infila la testa ovunque.
10. Ricorda sempre di tenere lontano dai bambini i giochi dei fratellini più grandi, come le costruzioni o altri oggetti smontabili. Le parti staccabili e di piccole dimensioni sono molto pericolose per i più piccoli.
La top ten degli oggetti pericolosi
1. giocattoli smontabili
2. pile al litio
3. magneti
4. detersivi
5. tappetti delle penne
6. palline di ogni tipo e materiale
7. caramelle rotonde e grandi
8. pistacchi e nocciole in salotto
9. monete
10. ciondoli e bottoni.
Occhio agli alimenti più pericolosi
Esiste un elenco di cibi con caratteristiche comuni che più di altri provoca incidenti durante il pasto. Questo elenco nasce purtroppo dal censimento degli incidenti più frequenti e più gravi. Il cibo più pericoloso ha delle caratteristiche ben precise e solo memorizzandole potremo avere con noi la capacità di smascherarlo e renderlo inoffensivo.
La maggior parte dei cibi responsabili di gravi incidenti da soffocamento hanno i seguenti requisiti: sono piccoli, rotondi, hanno una forma cilindrica o conforme alle vie aeree del bambino (uva, hot dog, wurstel, ciliegie, mozzarelline, carote a fette, arachidi, pistacchi), sono appiccicosi, sono alimenti che pur tagliati non perdono la loro consistenza (pere, pesche, prugne, susine, tozzetti, biscotti fatti in casa), si sfilacciano aumentando l'adesione alle mucose (grasso del prosciutto crudo, finocchio) e hanno una forte aderenza (carote julienne, prosciutto crudo).
Molti di questi alimenti poi possono essere resi ancora più pericolosi dalla modalità di somministrazione, e nel modo in cui vengono cucinati Prestare attenzione a queste semplici regole, può fare la differenza.

sabato 18 aprile 2015

Confedilizia: affitti a picco, tasse record

 
Tasse sugli immobili triplicate dal 2011 al 2014, crisi compravendite e affitti, Confedilizia: tassare il reddito dell'immobile e i servizi che riceve, non la proprietà.
Fra IMU, TASI, IRPEF, e addizionali i proprietari di immobili nei quattro anni dal 2011 al 2015 hanno subito un aggravio fiscale a tre cifre, con le tasse che sono praricamente triplicate, con una serie di effetti negativi che vanno dal crollo delle compravendite e degli affitti alla crisi di un settore chiave per l’economia, l’edilizia. Ed è proprio l’associazione di settore, Confedilizia, a presentare dati precisi sul caro tasse relativo agli immobili e proposte per il rilancio del mercato immobiliare. C’è bisogno, secondo i costruttori, di un’operazione fiducia, che non si limiti a un restyling fiscale, ma che abbassi le tasse attraverso una profonda revisione del sistema, ad esempio tassando il reddito che l’immobile produce, non la proprietà.
Partiamo dai dati: nel 2014 il gettito IMU + TASI è stato pari a 25 miliardi di euro, che si raffrontano con i 9 miliardi della “vecchia IMU” nel 2011. Gettito fiscale quasi triplicato. Il salto maggiore è avvenuto nel 2012, con il passaggio dall’ICI (la vecchia imposta sugli immobili, che non era dovuta sulla prima casa), all’IMU, l’imposta comunale sugli immobili introdotta dal Governo Monti: in pratica si è passati dai 9,2 miliardi 20111 a quota 23,8 miliardi.
Ma anche nel corso degli anni 2012-2014, pur fra mille annunci di eliminazione dell’IMU sulla prima casa, sfociati in numerosi cambiamenti in corsa delle tasse sugli immobili, l’imposta è aumentata, visto che il gettito 2014 (anno del debutto TASI, che ha sostituito l’IMU sulla prima casa), pari a 25 miliardi, è stato di oltre un miliardo superiore a quello del 2012.
Il risultato della crescente pressione fiscale, sottolinea Confedilizia, è un impatto negativo su diversi comparti dell’edilizia con riflessi anche sull’intera economia nazionale. Ecco come vengono descritti i principali effetti negativi:
·         crollo delle compravendite;
·         diminuzione degli interventi sulle singole unità immobiliari per ristrutturazione e arredamento;
·         fallimento di piccole imprese del settore;
·         perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro in edilizia;
·         crisi delle locazioni e progressiva riduzione della relativa offerta;
·         caduta dei consumi generata dalla perdita di valore degli immobili stimata in circa 2mila miliardi.
Sulla base di queste premesse, ecco le proposte di Confedilizia: ridurre la stretta fiscale sugli immobili, creando un sistema che tassi esclusivamente il reddito che l’immobile produce e i servizi che riceve, a beneficio di proprietario e utilizzatore. La proposta si inserisce nel dibattito sulla Local Tax, che dovrà sostituire l’attuale sistema IMU + TASI + TARI. In corso, lo ricordiamo, nell’ambito della Riforma Fiscale c’è anche la Riforma del Catasto, che cambia il sistema delle rendite catastali avvincinando maggiormente i valori a quelli di mercato.
Ci sono anche esempi di calcolo relativi al caro tasse che hanno subito gli immobili non abitativi, come quelli delle imprese. Un magazzino o locale di deposito (categoria C2), con rendita catastale di mille euro, che si trova a Roma (quindi con aliquota IMU 10,6 per mille e TASI 0,8 per mille), paga quasi 5mila euro di tasse (fra IMU, TASI, IRPEF e addizionali, bollo e registro) se lo scaglione di reddito è fino a 15mila euro, e sale sopra i 7mila euro per uno scaglione di reddito superiore ai 75mila euro. (Fonte: dossier tassazione immobili Confedilizia).
FONTE PMI

martedì 14 aprile 2015

Bonus Bebè: come chiedere il contributo

In Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo, parte il Bonus Bebè, domande all'INPS in via telematica, si attendono i modelli: a chi spetta il contributo, in che misura, come chiederlo.

.È operativo il bonus bebè introdotto dalla Legge di Stabilità, mancava solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo del ministero (del 27 febbraio scorso), arrivata il 10 aprile scorso. La domanda va presentata all’INPS, esclusivamente in via telematica, entro 90 giorni dalla nascita o dall’adozione. L’istituto previdenziale ha 15 giorni di tempo per predisporre i modelli attraverso i quali va presentata l’istanza.
Ricordiamo che la misura non scatta automaticamente, ma gli aventi diritto devono appunto presentare specificadomanda all’INPS. Il Bonus Bebè è pari a960 euro all’anno (80 euro al mese), oppure a 1920 euro all’anno (160 euro al mese) per ogni figlio nato o adottato dal 2015 al 2017: la diversa misura dipende dalreddito ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) della famiglia. Se è inferiore ai 7mila l’euro, il bonus bebè è pari a 1920 euro, se invece l’ISEE è superiore a 7mila euri ma sotto i 25mila euro, l’importo annuale è pari a 960 euro. Il bonus spetta fino al compimento del terzo anno oppure per i primi tre anni di adozione.
Per i bimbi nati o adottati nei primi mesi del 2015, la domanda si può presentare per 90 giorni a partire dall’entrata in vigore del decreto. Chi presenta la domanda in ritardo, riceve il Bonus Bebè a partire dal mese di presentazione della domanda, non da quello della nascita o dell’adozione (quindi, in pratica, perde le mensilità per le quali ha presentato la domanda in ritardo).
Il beneficio decade nel caso in cui la famiglia beneficiaria non rientri più nelle soglie di reddito, oppure in una serie di altri casi molto specifici (decesso, affidamento del figlio ad un’altra famiglia, decadenza dalla responsabilità genitoriali), elencati nel decreto.
L’INPS effettua mensilmente il monitoraggio delle domande accolte e del relativo costo, e interrompe l’acquisizione delle domande nel caso in cui per tre mesi consecutivi venga superato il limite di spesa previsto dalla Legge di Stabilità per il finanziamento di questa misura. La spesa stimata per il 2015 è di 202 milioni di euro, e sale a 607 per il il 2016 e 1 miliardo per il 2017 e 2018.
Il finanziamento previsto dovrebbe, secondo le stime, consentire di pagare il Bonus Bebè a 330mila bambini su 500mila nati in media in un anno: di questi, quali 85mila interessati dal bonus di 160 euro. Se questi numeri venissero superati, ovvero se dovessero arrivare domande in eccesso rispetto al finanziamento previsto, l’INPS interrompe la ricezione delle domande fino a quando il ministero dell’Economia, con apposito decreto, non ridetermina importi annui e valori ISEE.
In pratica, se l’andamento medio (trimestrale) fotografa un eccesso di richieste, il ministero è chiamato ad emettere un nuovo decreto di ripartizione delle risorse ancora disponibili (stringendo le maglie ISEE oppure facendo scendere il costo della prestazione). Nell’attesa, l’INPS non accetta nuove domande. Tutte le prestazioni già in corso non risentono di questa eventuale rideterminazione. (Fonte: il decreto del 27 febbraio in Gazzetta Ufficiale).

sabato 28 marzo 2015

Discorso al Business Europa - investire in Europa da Martin Schulz,

26/03/2015 colleghi, sono lieto di essere qui con voi oggi. Vorrei innanzitutto ringraziare Business Europe per l'invito e per l'organizzazione di questa conferenza tempestiva investire in Europa.

Investire in Europa è, naturalmente, sui soldi e figure. Si tratta di colmare il divario di investimento e mettersi al passo con i nostri concorrenti. Ma investire in Europa è molto più di soldi e figure: si tratta di dimostrare il nostro impegno alla nostra Unione, si tratta di fiducia in se stessi e ottimismo. Investire in Europa, sia esso un privato o un pubblico rogo del titolare, sta mostrando fiducia in Europa e costruire ponti per un futuro comune.

Negli ultimi anni, abbiamo più volte dimostrato la volontà politica per difendere la nostra moneta comune contro tutte le minacce;

Abbiamo costruito un firewall per proteggere l'Euro - e permettetemi di dirlo chiaramente oggi: Euro c'è di rimanere come una valuta forte e affidabile del mondo;

Abbiamo costruito un'unione bancaria per tenere le nostre banche e i soldi dei nostri cittadini sicuro;

abbiamo rafforzato il nostro coordinamento economico per ottenere una maggiore stabilità, abbiamo intrapreso dolorose riforme strutturali e progredito verso una maggiore responsabilità fiscale - ma ora siamo chiamati a promuovere gli investimenti.
Oggi, i livelli complessivi di investimento pubblico e privato sono ancora ben di sotto di livelli pre-crisi.

Nel 2013, 325 miliardi di euro meno erano investiti della media annuale durante il decennio passato.

La quota comunitaria degli investitori stranieri è anche caduto.

Accesso ai finanziamenti rimane una reale preoccupazione, soprattutto per le piccole e medie imprese.

Nei paesi più colpiti dalla crisi, gli investimenti sono crollati molto semplicemente.

Il problema non è la mancanza di opportunità di investimento o la mancanza di capitale privato. Ci sono molti progetti interessanti non meno nell'Europa meridionale. E molte aziende e individui hanno eseguito fino sav

Testo integrale
Ladies and gentlemen,
I am delighted to be here with you today. Let me first thank Business Europe for the invitation and for organising this timely conference on investing in Europe.
Investing in Europe is, of course, about money and figures. It is about closing the investment gap and catching up with our competitors. But investing in Europe is about much more than money and figures: it is about demonstrating our commitment to our union, it is about self-confidence and optimism. Investing in Europe, be it as a private or a public stake-holder, is about showing trust in Europe and building bridges to a joint future.
In the past years, we have repeatedly demonstrated the political will to defend our common currency against all threats;
we built a firewall to protect the Euro - and let me say this very clearly today: the Euro is there to stay as a strong and reliable world currency;
we constructed a banking union to keep our banks and the money of our citizens safe;
we strengthened our economic coordination to achieve greater stability,
we undertook painful structural reforms and made progress towards greater fiscal responsibility - but now we are called upon to boost investment.

And we must do so urgently.
Today, overall levels of private and public investment are still well below pre-crisis levels.
In 2013, 325 billion Euros less were invested than the annual average during the past decade.
The EU's share of foreign investors has also fallen.
Access to finance remains a real concern, especially for small and medium-sized companies.
In countries worst hit by the crisis, investments have quite simply collapsed.
The problem is not a lack of investment opportunities or a lack of private capital. There are many attractive projects not least in Southern Europe. And many companies and individuals have run up savings. Butuncertainty is still holding back investments. And low consumption is dampening growth prospects.

Clearly, we must return to sustainable investment levels, improve the flow to the real economy by encouraging private investment and by better targeted public spending.
The challenge therefore is to unlock capital by creating an investment-friendly atmosphere - by ensuring stability, completing the internal market, including through the establishment of a capital markets union, increasing competitiveness and private-public partnerships.
Commission President Juncker's Investment Plan plays an important role in unlocking investment. The 315 billion Plan is a strong signal that we are committed to a new path for Europe towards growth and jobs.
In the end the plan's success will doubtlessly depend on factors such as the level of leverage and an efficient governance setup. But the key will be to regain investor confidence - to regain the confidence that Europe is a place worth investing in.

Ladies and gentlemen,
The European Parliament believes that, as part of an overarching European infrastructure program, we must foremost invest in energy and telecommunications, build bridges and roads, improve our broadband networks and power grids, and fund research projects and start-ups which will develop the innovative products of the 21st century. In short: target investment in areas where, in the short term, it will stimulate the economy and create jobs and, in the long term, safeguard our children’s future.
Please allow me to go into more detail on some areas where we urgently need investments.
First area: research and development. In this area we are clearly lagging behind our competitors. While we Europeans spend two per cent of our GDP on research and development - the United States of America spend almost three per cent. China is set to overtake us. Today they outspend us to out-compete us tomorrow.
Investing in European research means building on a success story. European research policy has halted the brain drain of talented young researchers from Europe - and even succeeded in reversing this trend.
To give you a concrete example: We need a digital infrastructure. Broadband networks are essential to modern life.

And we must give European start-ups even more support, in particular to help them gain a footing on the world market. I believe, we have something to learn from the United States when it comes to funding start-ups and risk-taking. In Europe the following thinking prevails: someone has an idea and draws up a business plan, gets a bank loan and when he fails, he is done forever - no second chances. In the United States someone has an idea, draws up a business plan, gets a loan, fails - and gets back on her feet again with a new idea and a new business model, for which, of course she gets funding; because failing is seen as part of learning and not as being doomed for life. I am convinced that we Europeans must develop a more risk-friendly attitude to allow businesses to thrive.
One of the biggest challenges for Europe in the coming years will be to bring our cartel, data protection and copyright laws into line with the new economic realities, in an effort to ensure that our firms remain competitive, but without watering down our fundamental rights and standards. I am convinced that in the long run high data protection standards will prove to be a competitive advantage.
Third area: energy. Last week the European Council decided to move forward with the energy union. And it's high time we do so: we finally must reduce our energy dependence from third parties, most notably from Russia.
Every year we import energy worth 400 billion Euros! Instead of paying billions for energy coming from outside our Union it is certainly preferable to invest this money into an energy union:
- into merging our fragmented market into a fully integrated energy market;
- into research and innovation, in available and new technologies, in particular in the area of renewable energy and energy efficiency, as well as storage and transport of renewable energy. The European renewable energy businesses already today have a combined annual turnover of 129 billion €, and employ over a million people.
- into making our houses and buildings more energy efficient. Today three quarters of our houses are not yet energy efficient.
- and, finally, into fully connecting our internal pipelines and grids, which would ensure that our energy can flow freely within Europe, and reach the places where it is most needed at fair prices.
The energy union is a historic project on par only with the internal market and the banking union. If we succeed, the energy union will make Europe energy independent, create jobs and growth, and lower energy prices for our companies and consumers.

Ladies and gentlemen, to conclude,
A word on our biggest advantage, our people. Europeans are skilled workers and innovative businessmen. To capitalise on this advantage we have to now invest in education and training, in transport, energy and digital projects to ensure that Europe will continue to be a global champion in the 21st century. Let's show the world that Europe is a place worth investing in.